Benchmarking. In termini comparativi, considerando esclusiva- mente la domanda dʼacqua per uso civile7, Roma si posiziona nel 2010 al primo posto tra i maggiori capoluoghi di provincia italiani, per consumo idrico pro capite (85,5 metri cubi per abitante) (Tav. 5.1.6), pur registrando una positiva riduzione dei consumi negli ultimi anni. Prendendo in esame la variazione anni 2006/2010, Roma, con un decremento del 6,2%, si posiziona al terzo posto dopo Napoli (- 16,%) e Bologna (-7,0%). Il consumo di acqua per uso domestico dei cittadini romani rimane quindi elevato rispetto a quello medio registrato nelle altre grandi città nel 2010, pari a 65,6 metri cubi per abitante (Fig. 5.1.6). Sempre in chiave comparativa, utilizzando il dato di Legambiente8 sulla capacità di depurazione (sti- mata tramite un indicatore che nel suo complesso prende in considerazione gli abitanti allacciati al servizio di depurazione, il numero dei giorni di fun- zionamento dellʼimpianto di depurazione e lʼeffi- cienza di depurazione (in termini di COD rimosso), è possibile evidenziare che a Roma la capacità di depurazione è prossima al 100%, (traguardo que- sto raggiunto solo da Milano e Torino) e comunque superiore alla media delle grandi altre città (Fig. 5.1.7). Come espresso nella Tav. 5.1.7, mentre la percentuale di popolazione residente servita da impianti di depu- razione per gli anni 2006-2010 è in crescita per tutte le grandi città italiane, la città di Roma la percentuale raggiunta nel 2010 (pari al 95%), è di poco inferiore a quella registrata negli anni precedenti; è ipotizzabile che tale lieve variazione sia lʼeffetto di una più precisa rilevazione delle utenze connesse alla rete. Si ricorda, infatti, che la sentenza n. 335/2008 della Corte Costituzionale ha contribuito ad accelerare e rendere più accurato il processo di ricognizione delle 7 Istat, Indicatori ambientali urbani, 2011
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Benchmarking. In termini comparativiQuesto paragrafo fornisce in primo luogo un qua- dro evolutivo dei vari aspetti ambientali del ciclo dei rifiuti (produzione, considerando esclusiva- mente la domanda dʼacqua per uso civile7, Roma si posiziona nel 2010 al primo posto tra i maggiori capoluoghi di provincia italiani, per consumo idrico pro capite (85,5 metri cubi per abitantedifferenziazione e destina- zione) (Tav. 5.1.6), pur registrando una positiva riduzione dei consumi negli ultimi anni. Prendendo in esame la variazione anni 2006/2010, Roma, con un decremento del 6,2%, si posiziona al terzo posto dopo Napoli (- 16,%) e Bologna (-7,0%). Il consumo di acqua per uso domestico dei cittadini romani rimane quindi elevato rispetto a quello medio registrato nelle altre grandi città nel 2010, pari a 65,6 metri cubi per abitante (Fig. 5.1.6). Sempre in chiave comparativa, utilizzando il dato di Legambiente8 sulla capacità di depurazione (sti- mata tramite un indicatore che nel suo complesso prende in considerazione gli abitanti allacciati al servizio di depurazione, il numero dei giorni di fun- zionamento dellʼimpianto di depurazione e lʼeffi- cienza di depurazione (in termini di COD rimosso), è possibile evidenziare che a Roma la capacità di depurazione è prossima al 100%nel periodo 2007/11, (traguardo que- sto raggiunto solo da Milano basato princi- palmente su dati tratti dai bilanci e Torino) e comunque superiore alla media delle grandi dai Piani finanziari Ama. Per un confronto con le altre città (Fig. 5.1.7). Come espresso nella Tav. 5.1.7, mentre la percentuale di popolazione residente servita da impianti di depu- razione per gli anni 2006-2010 è in crescita per tutte le grandi città italiane, lʼanno di riferimento è invece il 2009 (fonte: ▇▇▇▇▇, Rapporto rifiuti 2011). Il quadro che emerge da questo benchmarking non offre segnali significativamente positivi circa la città so- stenibilità ambientale del ciclo dei rifiuti a Roma. La produzione pro capite di Roma la percentuale raggiunta rifiuti infatti, dopo una diminuzione datata 2006, si è stabilizzata su livelli superiori alla media italiana e anche a quella delle grandi città. La raccolta differenziata è ancora bassa (24,6% al 2011), anche se dal 2009 le pre- visioni dei Piani finanziari Ama in merito alla per- centuale di differenziata da realizzare nellʼesercizio successivo sono diventate più realistiche e se pro- prio nel 2010 2011 è stato registrato lʼaumento più so- stenuto dellʼultimo quinquennio sia in termini assoluti che percentuali (pari al 95+2,4%). Da questo punto di vista, però, ci si vorrebbe aspettare una vera svolta per il 2012, in mancanza della quale la si- tuazione della destinazione dei rifiuti può diventare veramente emergenziale; si tenga presente che a Bologna in due soli anni la raccolta differenziata è passata da poco più del 20% a circa il 35%. Ma lʼaspetto più preoccupante resta quello della desti- nazione finale dei rifiuti, ancora prevalentemente legato alla discarica (nel 2011 Roma ha smaltito in discarica il 54% dei rifiuti prodotti) e regolamentato da norme regionali che impongono trattamenti co- stosi e non risolutivi come alternativa allo smalti- mento; secondo i più recenti dati Ispra, riferiti al 2009, la Regione Lazio presenta infatti la percen- tuale di poco inferiore discarica più alta dopo quella della Sicilia (rispettivamente 80% e 88%, contro una media na- zionale del 41%). Urge quindi un ripensamento del ciclo dei rifiuti re- gionale e non sembra che il Piano approvato a quella registrata negli anni precedenti; è ipotizzabile che tale lieve variazione sia lʼeffetto gennaio 2012 vada nella direzione di una più precisa rilevazione delle utenze connesse alla rete. Si ricorda, infatti, che garantire in tempi brevi la sentenza n. 335/2008 della Corte Costituzionale ha contribuito ad accelerare e rendere più accurato il processo di ricognizione delle 7 Istat, Indicatori ambientali urbani, 2011sostenibilità ambientale a costi al- trettanto sostenibili dalla collettività.
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